Il “motto”, tipico dei personaggi boccacciani, è così la dimostrazione principale della loro intelligenza, cui si affianca la “beffa”, ovvero l’inganno abilmente ordito alle spalle di qualcuno (tipico della settima e ottava giornata). cit.] This paper. E certo io maladicerei e la natura parimente e la fortuna, se io non conoscessi la natura esser discretissima e la fortuna aver mille occhi, come che gli sciocchi lei cieca figurino. La risposta è difficile, come ben esemplificato dalla novella di Griselda. È cosa nota che il nome "Decameron" significhi letteralmente “dieci giorni” e faccia riferimento  al particolare cronologico chiave della cosiddetta cornice del Libro: le dieci giornate di conversazione e racconti novellistici che intrattengono una brigata di dieci giovani, fuggiti dalla peste del 1348 in vari luoghi ameni del contado fiorentino. Per quanto riguarda la Fortuna, la riflessione più estesa spetta a Pampinea, la più matura tra le donne della compagnia: “quanto più si parla de' fatti della fortuna,” – commenta apprestandosi ad essere narratrice della terza novella – “tanto più, a chi vuole le sue cose ben riguardare, ne resta a poter dire: e di ciò niuno dee aver maraviglia, se discretamente pensa che tutte le cose, le quali noi scioccamente nostre chiamiamo, sieno nelle sue mani, e per conseguente da lei, secondo il suo occulto giudicio, senza alcuna posa d'uno in altro e d'altro in uno successivamente, senza alcuno conosciuto ordine da noi, esser da lei permutate”. “Io conosco” dice Boccaccio rivolgendosi al suo pubblico femminile ”che altra cosa dir non potrà alcuno con ragione, se non che gli altri e io che v’amiamo, naturalmente operiamo”, cioè “ci comportiamo secondo natura”. L’Amore, introdotto da Neifile nella terza giornata, giunge al proprio apogeo nelle due giornate successive, dove si presentano amori infelici (nella quarta giornata) e vicende che invece vedono il coronamento dei desideri d’amore nobili ed elevati dei loro protagonisti (la quinta giornata). Si pensi per esempio ad una novella della VI giornata, quella di Chichibio, in cui il cuoco è indotto a commettere l’infrazione centrale della novella (il taglio della coscia della gru che sta cucinando per il suo signore) dal desiderio di ottenere le grazie della bella Brunetta; oppure si può pensare ancora alla novella di Andreuccio da Perugia nella II giornata, in cui lo sprovveduto mercante accetta di incontrare la donna che lo deruberà pensando che sia una fanciulla innamorata di lui. E moltissime saranno le forme, rappresentazioni, sfumature ed implicazioni dell’amore e della passione nel Decameron, che Boccaccio spiega e giustifica, difendendosi dalle accuse, nella nota Introduzione alla quarta giornata con la “novella delle papere”. Trama, parafrasi e personaggi di Chichibio e la gru, la quarta novella della sesta giornata del Decameron di Boccaccio "sotto il reggimento di Elissa". Download PDF Package. La prima di queste ad essere esaltata - con una specifica messa a tema, e non a caso proprio al centro del libro - è l’intelligenza umana che si esprime per mezzo della parola: la VI giornata è infatti dedicata a “chi con alcuno leggiadro motto, tentato, si riscosse, o con pronta risposta o avvedimento fuggì perdita o pericolo o scorno”. Gli studiosi odierni tendono però oggi a riequilibrare questa lettura, sottolineando come la rappresentazione protoromanzesca (in una forma che cioè preannuncia il romanzo come lo conosciamo oggi) della multiforme varietà del reale, messa in atto dal Decameron, ne autorizzi a sovrapporre molte altre, a partire dalla visione di un mondo in cui niente è più certo e stabile se non gli impulsi naturali, in cui i valori del mondo borghese e mercantile (a partire dalla concezione di una vita il cui successo è dettato tanto dalla fortuna quanto dalla propria intelligenza) convivono con quelli feudali-cavallereschi, in cui il caos dei “fortunati avvenimenti” può trovare argine nell’ordine creato dall’intelligenza e dai valori più alti dell’uomo. Fortuna e Natura Fortuna e Natura sono «le due ministre del mondo» e possono ostacolare i progetti di felicità dell’uomo. Il succedersi degli argomenti delle giornate non è casuale, ma disegna un percorso attraverso i principali nodi concettuali dell’ideologia boccacciana: - la Fortuna; - la Natura e in particolare l’amore; - infine l’Uomo e le sue capacità, espresse nelle parole e nelle azioni. La terza giornata introduce così al macro-tema delle due giornate successive – quello dell’amore – contribuendo a declinarlo su una sorta di scala di registro: III giornata = amore fortunato, sessualmente libero e spregiudicato > IV giornata: “si ragiona di coloro li cui amori ebbero infelice fine” = amore tragico e sfortunato > V giornata: “si ragiona di ciò che ad alcuno amante, dopo alcuni fieri o sventurati accidenti, felicemente avvenisse” = amore fortunato, ma nella tonalità alta di un sentimento nobile ed elevato, costretto a passare attraverso prove avverse. La Fortuna del Decameron di Giovanni Boccaccio nella cultura araba, 2015. To browse Academia.edu and the wider internet faster and more securely, please take a few seconds to upgrade your browser. L’indulgere anche a questi aspetti costò al Boccaccio un’accusa di immoralità, che egli si preoccupò di controbattere all’interno del testo, in particolare nell’Introduzione alla IV giornata – la prima ufficialmente dedicata al tema amoroso nonché immediatamente successiva alla terza, camuffata da giornata dell’”industria” e della fortuna, ma in realtà, come abbiamo detto, a tema sessuale. E' possibile sapere che software ha utilizzato per realizzare il video? Questi elementi sono in realtà così fondanti nella visione – e quindi nella rappresentazione – del mondo da parte del nostro Autore da essere praticamente onnipresenti in ogni punto del suo libro: la loro specifica messa a tema in alcune giornate e secondo un preciso ordine consente  tuttavia la possibilità di rappresentazione nello spazio della cornice di momenti di discussione e teorizzazione a riguardo da parte della brigata che “vi ragiona” sopra, e quindi una migliore messa a fuoco delle idee dell’autore da parte del lettore/ascoltatore. Davanti al proprio oppositore, il principe Tancredi, entrambi gli amanti pronunciano una stessa difesa: le uniche parole di Guiscardo sono “Amor può troppo più che voi e io possiamo” e Ghismunda dichiara che alla forza della carne, della gioventù e del piacere “ Alle quali forze non potendo io resistere, a seguir quello a che elle mi tiravano, sì come giovane e femina, mi disposi e innamora'mi. È interessante notare che queste tre giornate delle novelle di motto e di beffa sono caratterizzate da un’ambientazione omogenea, prevalentemente fiorentino-toscana. La novella si interrompe sul pensiero di Filippo Balducci di fronte al desiderio del figlio: “sentì incontanente più aver di forza la natura che il suo ingegno”. Tra i vari aspetti della fortuna, quello che viene messo specificatamente a tema e portato al massimo delle sue potenzialità in questa seconda giornata è la sua imprevedibilità: se la prima delle prescrizioni date dalla regina è che si raccontino vicende avventurose e a lieto fine (“chi, da diverse cose infestato, sia [...] riuscito a lieto fine”), la seconda è che la conclusione debba essere “oltre alla speranza” del protagonista, ovvero contenere un rivolgimento del tutto inaspettato. E poi aggiunge: “alle cui leggi, cioè della natura, voler contrastare troppo gran forze bisognano, e spesse volte non solamente invano ma con grandissimo danno del faticante si adoperano”. Grazie. A guardare queste e quelle novelle, e senza dimenticare che finiscono tutte sempre con successo, ne emerge che il sistema etico del Boccaccio ruota anche (o ancora) intorno a valori di riferimento che sanno nostalgicamente di un buon tempo antico e di una società nobiliare, quali ad esempio cortesia, gentilezza, dignità, culto del valore, gratitudine(e sono tutti nobili, tra l’altro, anche i giovani della brigata). Giovanni Boccaccio nacque in un piccolo paese in provincia di Firenze, era appassionato di classici latini e greci, studiò a Napoli per volere del padre. È il caso delle novelle della seconda giornata, sotto il reggimento di Filomena, come quelle di Andreuccio da Perugia o di Landolfo Rufolo, tutte basate sull’elemento portante dell’intreccio (e sul tema del viaggio). Giovanni Boccaccio, narratore e poeta italiano nonché uno dei massimi letterati di tutti i tempi, definisce la fortuna come una forza che muove il mondo, una forza cieca e casuale con cui l’umanità è costretta a misurarsi e che è in grado di abbattere il progetto umano o la virtù riferendoci a Machiavelli. Ad eccezione della prima e della nona giornata, in cui le novelle sono a tema libero, infatti, nelle altre giornate del Decameron il re o la regina di turno impongono al novellare dell’onesta brigata un preciso argomento, che troviamo riassunto nelle rubriche di apertura sempre introdotto dall’espressione ricorrente “si ragiona  di...”. E non è un caso che il discorso di Pampinea su Fortuna e Natura si collochi in questo contesto: è proprio  assecondando o lottando con queste due forze che si conduce la vita dell’uomo e trovano spazio d’azione le sue virtù. Fortune in Boccaccio’s Decameron Boccaccio’s Decameron is a series of tales told within a frame narrative by ten different authors over a period of ten days. - ... (la fortuna è vista da Boccaccio come qualcosa di capriccioso e fortuito, non più espressione della volontà divina come in Dante e nelle opere del Duecento). Sempre nel proemio Boccaccio spiega di volersi rivolgere alle donne “per rimediare al peccato della fortuna”, cioè le donne, secondo l’autore, non possiedono la capacità di trovare distrazioni alle pene d’amore, perché non hanno passione per la caccia e non hanno la possibilità di giocare (ad es. Boccaccio, Giovanni - Fortuna ed Industria ... come ad esempio Ariosto, il quale attraverso la citazione “vincasi per fortuna o per ingegno”[ F. Neri op. In queste due giornate vengono esaltati ed esplorati i modi e le capacità di combinare parola e azione, con scopo utile (il raggiungimento di un desiderio) oppure del tutto gratuito, come nel caso delle beffe fini a se stesse fatte a Calandrino. Boccàccio, Giovanni. La fortuna per il Boccaccio non è più ministra divina, non è più trascendente e provvidenziale forza superiore, ma è solo il limite naturale che la … L’ingegno la qualità principale che gli esseri umani possiedono per far fronte agli ostacoli e alle difficoltà messe in campo dalla natura e dalla sorte; è l’intelligenza applicata alla realtà, la capacità di volgere le situazioni a proprio vantaggio. Tale organizzazione della narrazione in giornate permette di ordinare e strutturare le cento novelle raccontate raggruppandole per argomento. PDF. Per la fortuna quattrocentesca di Giovanni Boccaccio: tre lettere in volgare nei codici di "pìstole" e "dicerie" La fortuna per Boccaccio è il caso, l'imprevisto che manda per aria tutti i piani degli uomini i quali, però, potevano difendersi dai colpi della fortuna con l'ingegno. Per Boccaccio il mondo è mosso da quattro grandi forze: Fortu- na, Natura, Amore, Ingegno (> A2, La voce del critico, p. 553). Solitamente l'alloro è usato per cingere il capo dei grandi poeti, ma qui siamo nell'ambito della prosa. PDF. La vita per Boccaccio è avventura, gioco alterno della fortuna; è beffa, com-media, ma può essere anche tragedia; in ogni caso è un evento unico, una re-altà straordinaria, che merita di essere narrata. La parola chiave è Natura: nell’ideologia boccacciana l’amore è uno – anzi, il maggiore – degli impulsi naturali. Lo dimostra anche solo una ricerca delle “occorrenze”, ovvero del numero di volte che un determinato termine viene utilizzato in un testo: “fortuna” abbonderà soprattutto nella seconda, nella quinta e nella decima giornata. ), Civiltà dell’Iran, Passato Presente Futuro, Atti del Convegno Internazionale Roma, 22-23 febbraio 2013, Roma, Scienze e Lettere, 2018, pp. Giovanni Boccaccio, nel 1349 inizia a scrivere il Decameron, concluso probabilmente intorno al 1351, un tempo relativamente breve per un’opera così ampia e complessa. La fortuna secondo Boccaccio Nel proemio del Decameron, Boccaccio dedica la propria opera alle donne, affermando di averla scritta per emendare, almeno in parte, «il peccato della fortuna»; un’espressione, quest’ultima, che sarebbe stata evidentemente inconciliabile con l’identificazione dantesca tra fortuna e provvidenza. “Ed abbi questo per certo, che colei sola è casta la quale o non fu mai da alcuno pregata o, se pregò, non fu esaudita.” Giovanni Boccaccio Le novelle della decima giornata affrontano dunque problemi di comportamento mondano capaci di eternare l’individuo (e attenzione, che non viene qui tirata in ballo nessuna visione salvifica religiosa): considerando che tali novelle (tra cui possiamo ricordare per esempio almeno quella di Griselda e il marchese di Saluzzo) rappresentano la conclusione del Decameron, è fondamentale capire quali siano i valori di riferimento che Boccaccio vuole lasciare per ultimi al suo lettore. PDF. La decima giornata eleva sia il livello stilistico che quello contenutistico delle novelle, affrontando il problema della “fama” dell’individuo; quali sono quindi i valori di riferimento che l’autore intende consegnare ai suoi lettori? Anche questa volta spetta a Pampinea la più limpida teorizzazione dei rapporti tra Fortuna e Natura, nell’introduzione alla novella di Cisti fornaio: Belle donne, io non so da me medesima vedere che più in questo si pecchi, o la natura apparecchiando a una nobile anima un vil corpo, o la fortuna apparecchiando a un corpo dotato d'anima nobile vil mestiero, sì come in Cisti nostro cittadino e in molti ancora abbiamo potuto vedere avvenire; il qual Cisti, d'altissimo animo fornito, la fortuna fece fornaio. È invece prevalentemente non toscana la decima giornata, in cui – adottando un livello stilistico molto alto, corrispondente tra l’altro a protagonisti tra cui si annoverano molti re e nobili – “si ragiona di chi liberalmente ovvero magnificamente alcuna cosa operasse intorno a fatti d’amore o d’altra cosa”. Anch'egli, come Petrarca, fu laico. Download with Google Download with Facebook. La settima e l’ottava giornata sono invece legate al tema della beffa (prima quelle fatte dalle mogli ai mariti, poi anche quelle fatte da uomo a donna o da uomo a uomo). Download Free PDF. Qui l’amore è il principale impulso naturale, cui è inutile ed improduttivo voler mettere un freno; e in tal senso, ben settanta novelle toccano, direttamente o indirettamente, un soggetto amoroso o erotico (anche in novelle in cui è prevalente il tema della Fortuna o dell’ingegno, come quella di Chichibio). Come la novella di Cisti fornaio dimostra, chi sa sfruttare l’occasione che il caso gli offre può anche superare un iniziale svantaggio. Nelle novelle di questa giornata, tra le quali possiamo ricordare Andreuccio da Perugia e Landolfo Rufolo, l’elemento strutturale portante diventa l’intreccio, con conseguenze rilevanti anche su altri aspetti della narrazione, quali la lunghezza (la seconda giornata è la più lunga tra le dieci) e le coordinate spazio-temporali (molte di queste novelle appartengono al sottogruppo delle “novelle di viaggio” e coprono tempi e spazi molto ampi). La Fortuna per l’autore del Decameron è essenzialmente imprevedibilità dei fatti umani, che vengono guidati e spesso sconvolti da forze avventurose che l’uomo non può controllare, ma da cui può trarre, se ne è capace, un profitto. Nella sua argomentazione Boccaccio ricorre anche alla narrazione della cosiddetta “novella delle papere”, l’unica raccontata direttamente dall’Autore e non dai personaggi della cornice e quindi contata come la centunesima novella del Decameron. La "fortuna" per Machiavelli non è il fato che regola i destini degli uomini ma è la forza di tutto ciò che sfugge al suo dominio.Per lui la fortuna era arbitra al 50% delle azioni e quindi la virtù poteva eliminarne gli effetti(Es. Se il nome “Decameron” indica di per sé una narrazione delle cento novelle in dieci giorni, uno sguardo più ravvicinato sulla cronologia e sull’organizzazione interna del libro può darci molte informazioni su come Boccaccio scelga di distribuire i propri testi, e sulle interpretazioni possibili di tale organizzazione. In these tales, the idea of fortune being the controller of actions is visible. Nel Proemio l’autore aveva del resto anticipato che: “Nelle quali novelle piacevoli e aspri casi d’amore e altri fortunati avvenimenti si vedranno” (Proemio, paragrafo 14), dove quel ”altri” fa presupporre che anche i “casi d’amore” citati per primi non siano che un sottoinsieme dei “casi della fortuna”, categoria quindi onnicomprensiva di tutte le novelle. Per sostenere quest’ultimo punto Boccaccio arriva anche raccontare una breve novella - la celebre novella delle papere, la cui fonte è il Novellino – novella che porta quindi il numero reale delle novelle del Decameron a 101. Basta solo guardare alla presenza diffusa della stessa parola “Fortuna” in tutte le giornate, con picchi di occorrenze pari a quelli della seconda anche in giornate come la quinta (dov’è tra l’altro la novella con il più alto numero di occorrenze di tutto il libro, ovvero la novella di Cimone) e la decima. PDF. Ma al di là delle novelle delle giornate dedicate esplicitamente ai “piacevoli e aspri casi d’amore”, l’Eros è tema così predominante nell’ideologia del Boccaccio e nella sua vena narrativa che, secondo i calcoli di Asor Rosa, sono più di settanta le novelle che toccano, direttamente o indirettamente, un soggetto erotico.