Fascióu sorge invece poco più su, a 805 metri, raggiunto da una breve strada sterrata, fu definitivamente abbandonato a metà degli anni '80 e buona parte degli edifici sono ormai in completo abbandono e solo da qualche anno alcune abitazioni in prossimità della strada sono state restaurate ed utilizzate per la realizzazione di un agriturismo per il quale è stata costruita anche una nuova stalla per il bestiame. La val Trebbia, collocata nel centro dell'Appennino Ligure è stata uno dei territori dove lo spopolamento montano ha assunto caratteristiche più massicce [G. Ferro, Movimenti di popolazione nella regione ligure 1951–1971, Genova 1973, p. 156]. Numerosi sono i villaggi che oggi versano ormai in uno stato d'abbandono che rischia di divenire irreversibile, se si vuole che si torni a vivere nei villaggi abbandonati, dall'alto dovranno essere prese decisioni che incentivino i ritorni recuperando e salvando parte di ciò che il passato ci ha tramandato. (Sopralluoghi 15/11/2008 e 20/12/2008), Costapianella sorge in magnifica posizione su uno sperone che scende dal monte Penzo a 740 metri con perfetta esposizione a solatio. Di pregio il Palazzone e il Teatro Angelo Mariani, tra più antichi d'Italia. Al sopralluogo effettuato il 12/12/2008 non vi erano tracce di residenti che nel 1951 erano ancora 35. Fu così che il fenomeno delle migrazioni, comune a tutte le più povere regioni d'Italia, assunse caratteristiche particolarmente intense nelle montagne dell'entroterra genovese, sospinto anche dal fatto che, proprio attorno al 1870, la popolazione nell'area dell'Antola raggiunse il suo picco storico e la terra e i suoi frutti divennero insufficienti per l'intera popolazione. Grazie alla sua attività agricola è riuscito a vincere un premio da 19 milioni di lire. Bisogna riuscire a sfruttare le enormi risorse culturali di cui è portatore il territorio, sfruttandone le peculiarità e le tradizioni portando ad una riscoperta degli antichi villaggi e comunità abbandonati. Il forte decremento demografico negli ultimi anni si fa però sentire con forza crescente e tracce d'abbandono intaccano il tessuto urbano, la popolazione di "residenti ufficiali" è, infatti, ormai ridotta all' esiguo numero di 10 abitanti che durante la stagione invernale sono praticamente assenti, nel 1951 la popolazione residente era di 57 persone e vi era in paese una scuola elementare rimasta aperta sino alla fine degli anni '70 quando gli abitanti scesero abbondantemente sotto le 20 unità [Liguria: territorio e civiltà: centri storici in provincia di Genova e La Spezia, a cura di P. Falzone, V. Garroni Carbo, Genova 1976, p. 95]. Reneusi si erge così, con le sue rovine, ad imperioso monito per altri paesi e frazioni ed ispira la mente a meditazioni sulla caducità, la croce piegata sull'oratorio di San Bernardo porta i segni del tempo ed il piccolo cimitero, sotto la maestosa mole dell'Antola, custodisce coi suoi morti i segreti di epoche ormai passate e di un mondo ormai perduto. Bisogna inoltre che anche le minime dispute comunali e provinciali d'ordine politico siano messe da parte in modo che problematiche e caratteristiche affini vengano trattate in maniera unitaria, in modo da costituire un polo d'attrattiva turistica più intrigante e farsi forza riuscendo guardare oltre e pianificando accuratamente una riqualificazione del comprensorio, non cedendo a rapidi profitti, spesso ottenibili a scapito delle risorse culturali ed ambientali. La dorsale appenninica che interessa la Toscana ha inizio dal Passo della Cisa, situata a 1045 m, tra le province di Parma e Massa Carrara, e termina a Bocca Trabaria (m 1049), situata al confine tra Toscana, Marche e Umbria (province di Arezzo, Perugina e Pesaro-Urbino). Nelle frazioni minori sono inoltre ancora rintracciabili forme di abitazioni molto antiche con ancora al centro della cucina la "freigua" un tempo utilizzata per l'essiccazione delle castagne [Scarin, cit., p. 160]. Allo stesso tempo, tra anni '50 e '60, venne ultimato il processo di costruzione del nuovo asse viario carrozzabile nei fondovalle, il vecchio reticolo di mulattiere che correva sui crinali e a mezza costa fu abbandonato e le automobili sostituirono i muli rendendo più rapidi i collegamenti. Di fronte all'ingresso della torre sorge la "fontana del Mascherone", un tempo alimentata da un piccolo acquedotto in pietra ancora visibile nel suo ultimo tratto, sopra l'arco che sovrasta il sentiero che conduce all'oratorio e al cimitero. Gli affitti stagionali (per altro piuttosto rari nelle alte valli), sono spesso in nero e finiscono nelle tasche di persone che risiedono in località metropolitane non contribuendo quindi che assai marginalmente all'economia locale ed alle casse degli enti locali, sempre più in difficoltà a fornire, in un così vasto comprensorio fortemente sottopopolato, i più elementari servizi di pubblica utilità (spazzaneve, trasporti pubblici, manutenzione strade...). Nei villaggi abbandonati l'edilizia non ha subito modifiche recenti rimanendo integra nelle forme originarie purtroppo però l'abbandono della cultura contadina e dei vecchi insediamenti delle alte valli costituisce anche una minaccia per questi monumenti, infatti se gli antichi abitati ci sono giunti nell' antica forma, la struttura degli edifici in assenza di manutenzione si sta sempre più deteriorando ed i paesi che sono stati abbandonati per primi assumono sempre più le sembianze di un insieme di rovine come a Costapianella, Tessaie, Riola, Tecosa, Casone e Reneusi. I protagonisti sono loro, i borghi, con la loro storia antica di contese, di relazioni, di vittorie e di sconfitte. Di notevole pregio sono pure l'oratorio in prossimità del cimitero e l'antico ponte medievale in pietra, sorto accanto al piccolo santuario della Madonna delle Grazie, che costituì per lungo tempo il principale collegamento per accedere all'abitato. L'Appennino che si innalza tra il mare di Toscana e la pianura dell'Emilia, respira le arie dell'Europa e quelle del Mediterraneo. Oggi purtroppo, in seguito ad un drammatico abbandono, l'importanza che conobbe il paese e la sua fisionomia sono riconoscibili solo a stento, i cumuli di pietre, un tempo case, sono soffocati da rovi ed erbacce, le fasce crollate ed invase da sterpaglie, gli antichi lavatoi e fontane sono coperte da terra e foglie. Poi, una volta cambiata la giunta, sono emerse altre idee e tutto si è fermato. Il borgo fu raggiunto dalla rotabile asfaltata solo a metà anni '80, il tardivo collegamento alla viabilità principale ha favorito il processo di abbandono tenendo lontano anche i villeggianti, tanto che qui più che altrove le caratteristiche originarie architettoniche si sono conservate in maniera eccezionale. Ancora parzialmente conservati sono i ballatoi di legno, i forni a cripta absidata ed una magnifica cisterna interna datata 1837. Anche politiche parco innovative possono generare un impulso alla rinascita dei territori abbandonati, sistemi tipo parchi rurali ed ecomusei oltre a richiamare un certo numero di turisti, si fondano sulle antiche tradizioni contadine e sostengono tutto l' insieme delle antiche attività e un ritorno stabile di popolazione, numerosi sono gli esempi virtuosi di come situazioni di analoga difficoltà, per lo più all'estero, siano state tramutate in esempi di qualità nella gestione delle risorse culturali ed ambientali. Andrea può infatti vantarsi di avere galline, suini, alcune mucche cabannine ed un gregge di capre che col loro latte danno squisite formaggette. Trova Ville sull'Appennino Tosco-Emiliano Frignano. Nonostante gli interventi e gli incentivi è comunque piuttosto utopico pensare che i villaggi ormai abbandonati possano tornare a vivere come una volta di sola agricoltura e dei frutti che elargisce la natura. Erano infatti costruiti a pianta rettangolare, con le consuete strutture portanti in legno e coperture in paglia [Valle Trebbia, Genova e le valli Bisagno e Polcevera, a cura di A. M. Parodi, Genova, p. 27], la parte posteriore, però, veniva tradizionalmente costruita con forma absidata, mentre sulla parete piana della parte anteriore il tetto veniva costruito proteso in avanti, per formare un portico a forma di falda ricurva a protezione dell'ingresso [Meriana, Alta val Trebbia, cit., p. 26-28]. Le valli attorno all'Antola iniziarono quindi a subire un pesante salasso dovuto alle migrazioni verso le Americhe che continuarono sino a metà del '900, a cui successivamente si aggiunsero le pesanti perdite dei giovani caduti nelle due guerre. Terr… / redazione ; © autori — : 2011.06 -, http://www.liguri.net/lepietremare/robinson/robinson.htm. Percorso. Richiedi informazioni e prenota la tua vacanza di lusso o weekend tra 0 annunci su CaseVacanza.it. Il Casentino è sempre stato un importante centro laniero e Stia, piccolo centro ai piedi dell’appennino tosco-romagnolo vi ha dedicato un Museo. Attraverso questo bando si è cercato di dare un'efficace applicazione alla legge n. 378/2003 "Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell'architettura rurale". (Ultimo sopralluogo 22/11/2008). Il paese è composto da una decina di case, di cui la maggior parte ancora in piedi anche grazie al lavoro di Marco Veirana ed i suoi amici. Comprende l'Appennino della Romagna confinante con la Toscana e le Marche; vi è incastonato il territorio della Repubblica di San Marino, fra Valmarecchia, Riviera romagnola e Marche, che ne fa parte geograficamente e culturalmente.. Cenni storici []. Il paesaggio rurale del monte Antola è un paesaggio ricchissimo che rischia di perdersi a causa di un progressivo aggravarsi delle situazioni di abbandono e di degrado. Il paesaggio rurale proprio delle comunità abbandonate è ancora oggi, però, un testimone eccezionale: racconta le interazioni uomo-ambiente e il modo in cui erano percepite le strutture del territorio, indicandoci così la sua più vera e profonda identità. Il restauro strutturale ha interessato prevalentemente due edifici, destinati ad uso abitativo, i materiali necessari alle operazioni di recupero sono stati quasi completamente ricavati dagli edifici già crollati, consentendo così di mantenere una certa conformità alle costruzioni della zona. I sopra citati casi di ritorni in paesi altrimenti ormai destinati ad un triste abbandono di morte certa non sono gli unici, negli ultimi anni si sono registrati altrettanto significative iniziative, a Fasciou sulle alture di Montoggio con l'agriturismo "Il Pero" che ha riportato alla vita il piccolo gruppo di case e a Lavazzuoli, sulle pendici dell'Antola in val Brevenna una giovane coppia ha aperto l'"Osteria del Sole" lungo l'antico itinerario che porta alla vetta del monte. Il paese di Reneusi, come Casone, Ferrazza e Chiapparo, non fu mai raggiunto da strada carrozzabile ma collegato a Vegni, Campassi e all' Antola e Caprile solo attraverso una rete di antiche mulattiere e sentieri. È un sentiero, sospeso tra due mondi che nelle 4 stagioni cambiano, ribaltano e rigenerano i colori, le emozioni, i profumi e le prospettive. La scelta di tornare sulle alture a vivere in paesi ormai abbandonati ha quindi ragioni culturali e personali che in quanto tali non possono essere sospinte e motivate solamente da incentivi economici ed efficaci politiche, le quali costituiscono comunque una linfa vitale e imprescindibile se si vuole incentivare il ritorno sulle montagne abbandonate che oggi si presenta per i più proibitivo anche dal punto di vista esclusivamente finanziario. Varni è posto alla testata della val Terenzone ad un'altitudine di 888 metri ed è sorto lungo un itinerario che collegava il fondovalle del Trebbia a Casa del Romano e quindi all'Antola o al versante piemontese. L'utilizzo della seconda casa per non più di quaranta giorni l'anno, non giova al comprensorio né a livello economico né paesaggistico, spesso infatti dai proprietari, residenti in città, vengono apportate ristrutturazioni che non tengono alcun conto della cultura locale (baite alpine a Tonno? Grazioso gioiello ai piedi dell'Appennino Romagnolo, il comune riminese è punteggiato di chiese e monasteri di valore tra cui la Collegiata di Sant'Agata. Oggi, nonostante una serie di sfortunate circostanze che ha coinvolto il gruppo di professori, uno di loro Marco Veirana continua a salire periodicamente a Ferrazza mantenendo con impegno l'abitato in vita, riparando ciò che la natura rovina. Gli edifici sono in buona parte pericolanti ma ancora in piedi, giungendo al paese dalla piccola chiesetta il sentiero si divide in due stradine che attraversano le case, una conduce a Cognole e quindi Case Vecchie, l' altra al crinale del monte Penzo da cui si possono raggiungere la val Brevenna o il monte Antola. È un sentiero, sospeso tra due mondi che nelle 4 stagioni cambiano, ribaltano e rigenerano i colori, le emozioni, i profumi e le prospettive. L'Appennino che si innalza tra il mare di Toscana e la pianura dell'Emilia, respira le arie dell'Europa e quelle del Mediterraneo. Stia, in provincia di Arezzo, sede del museo dell’arte della Lana. Nel '51 i residenti erano 23, bruscamente scesi a 3 nel'71, 2 nell'81, 1 nel '91 e nessuno al censimento del 2001 [anagrafe Comune di Montoggio]. La condizione attuale di Reneusi ed il contrasto, che si percepisce in tutta la sua forza, con la Reneusi che fu, hanno un fascino fortissimo, per questo vale la pena di visitare questa frazione abbandonata che forse meglio di qualunque altra lascia percepire cosa fu la vita in queste valli e cosa hanno comportato politiche ed economie spietate. Il paese, raggiungibile solo a piedi con quarantacinque minuti di cammino da Case Vecchie o dalla strada di fondovalle, non è mai stato collegato da carrozzabile e questo ha sicuramente contribuito a determinarne l'abbandono poiché una volta crollata la cultura contadina mossa dalla fame e dalle necessità, la manutenzione delle case è venuta meno, e non avendo Costapianella caratteristiche tali da rispondere alle esigenze della villeggiatura estiva l'abbandono ha rapidamente preso il sopravvento. Nonostante preziosissime ricchezze ed una storia prestigiosa, il villaggio non è stato risparmiato dal fenomeno dell'abbandono, la popolazione residente è infatti scesa dai 30 abitanti del '51, ai 17 abitanti del '71 sino agli 8 residenti censiti nel 2001, di cui oggi, alla luce di sopralluoghi, nessuno vive più stabilmente in inverno. È ubicato in provincia di Firenze, al confine fra i comuni di Firenzuola e di Palazzuolo sul Senio, lungo la strada provinciale 32 "della Faggiola" che collega la valle del Santerno con quella del Senio. Proprio in virtù di queste caratteristiche di conservazione dell'impianto dei villaggi abbandonati si possono forse creare i presupposti per lo sviluppo a fini turistici delle sedi montane, senza limitarsi a ritorni estivi per poco più di due mesi l'anno. Misura in metri sopra il livello del mare del punto in cui è sita la Casa Comunale. (Ultimo sopralluogo 14/12/2008) Ai fini di recupero del borgo di Senarega e dei suoi ricchissimi valori architettonici di origine medievale, ambientali e paesaggistici, è stato di recente proposto un progetto di riqualificazione del borgo, presentato dalla Provincia di Genova ed inserito in un più ampio piano integrato denominato "Terre dei Fieschi" che prevede il restauro di borghi e manieri dell'entroterra genovese, legati alla storia filiscana, sfruttando i fondi europei messi a disposizione della Regione sull'Asse 4.1 per la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale e naturale. Statistiche demografiche di Bologna con elaborazioni grafiche su dati Istat. Le istanze approvate e finanziate sono state più di 150, privilegiando le istanze di chi si è impegnato a mantenere un'attività agricola o di presidio sui fondi rustici annessi agli edifici [Il paesaggio tra sciouscia & sciorbi: materiali per capire e governare il territorio, Regione Liguria, Genova 2008, p. 60-61]. Se non si vuole perdere il patrimonio storico-culturale di queste comunità rurali si deve intervenire in modo da ricreare una stabile attività economica che sappia sfruttare in modo innovativo le antiche risorse e peculiarità sia artigianali che gastronomiche. Le difficoltà non sono però poche, allo stato attuale delle cose il territorio non vanta certo una buona visibilità ed appetibilità turistica, ma con un serio ed oculato lavoro di pianificazione e riqualificazione si possono ottenere risultati, soprattutto se si riuscirà a sfruttare a proprio vantaggio l' evoluzione dei trends del mercato turistico, che tende sempre più a privilegiare la riscoperta dell'autenticità e delle antiche località a misura d'uomo, dove poter assaporare la genuinità della vita di una volta lontano da posti sovraffollati, dove il turismo ha prodotto "non-luoghi" senza più alcun legame col paesaggio che li circonda e la cultura che li ha generati. In alta valle Scrivia e nelle valli laterali la forma più frequente è la casa di pendio, con rustico al piano inferiore e locali abitativi al piano superiore con copertura che era tradizionalmente in ciappe o paglia, sostituite in epoche recenti da tegole marsigliesi [L. Mazzilli, Valle Scrivia, valle Stura e la costa da Prà ai Piani d'Invrea, Genova 1976, p. 23]. Fu organizzato un campo internazionale per giovani volontari, si ipotizzò di portar su le scolaresche, di risistemare l'essiccatoio per le castagne, di coltivare intensamente le patate Quarantine, di realizzare un allevamento delle mucche di razza Cabannina. Buona parte degli edifici dell'abitato, nonostante alcune recenti ed infelici opere di restauro, si sono conservati nel loro originario aspetto con muri in pietra a vista e tetti che in alcuni casi conservano ancora la tradizionale copertura in ciappe, donando a Tonno quell'aspetto che riesce ancora oggi ad essere esemplificativo della struttura tipica delle vecchie comunità rurali della val Brevenna. 900 m.slm),porta di accesso per il Casentino, e riserva naturale inserita all’interno del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Un altro contributo alla protezione dell'edilizia rurale potrebbe derivare dalla creazione di una forma di albergo diffuso o di una serie di bivacchi e rifugi, attraverso l'utilizzo di abitazioni ormai abbandonate, oltre agli evidenti risvolti turistici porterebbe non pochi vantaggi economici correlati a ristrutturazioni intelligenti dei villaggi abbandonati. Il passo del Paretaio è un valico dell'Appennino tosco-romagnolo posto ad un'altitudine di 950 m s.l.m. Una regione molto interessante da scoprire è l’Emilia-Romagna, ricca di borghi, parchi e luoghi divertenti. 0. estratto e adattato da: Comunità e villaggi abbandonati nelle valli del monte Antola: cultura, storia e prospettive, tesi di laurea all'Università di Genova, corso in Scienze geografiche applicate territorio, ambiente, turismo, referente Massimo Quaini, coreferente Mauro Spotorno, anno accademico 2007-2008, I paesi abbandonati = (Dove comincia l'Appennino) L’attività laniera del... Eventi in … Sono due piccoli nuclei spontanei composti da poche piccole case, sorti lungo l'itinerario che dai pressi di Montoggio conduceva all'Antola. Le politiche di rilancio turistico e posizionamento sul mercato delle valli dell'Antola e dei suoi antichi villaggi rurali deve essere accompagnato da un marketing turistico attento e consapevole dei punti di forza e debolezza, cercando di sfruttare al meglio i primi e porre rimedio ai secondi. È andata avanti per tre anni. L'insediamento è composto da due nuclei divisi dal piazzale della cappella della Madonna della Guardia. Nonostante l'essenza dell'antica cultura contadina sia destinata a rimanere rinchiusa nei musei, gli interventi sono comunque necessari, per arginare i danni del tempo e dell'abbandono, per evitare che il passato non venga dimenticato, e che una nuova vita possa tornare ad animare le valli dell'Antola affondando con consapevolezza le proprie radici nel passato per conservare una parte di quelle antiche tradizioni ed evitare il crollo totale delle comunità a rischio di abbandono. Senarega è probabilmente il borgo più bello della vallata e sicuramente il più ricco dal punto di vista artistico e architettonico, le antiche e nobili origini hanno determinato caratteristiche che non si incontrano in nessun altro villaggio della val Brevenna, infatti, oltre alle suggestive vie su cui si aprivano le botteghe ancora riconoscibili, si sono conservate testimonianze architettoniche di notevole pregio. Dalle esperienze raccontate risulta evidente un comune denominatore: la passione e l'amore per una vita dimenticata, in cui i ritmi della natura segnano il trascorrere delle giornate. Da allora si è stabilito definitivamente nel vecchio villaggio riportandolo lentamente alla vita, restaurando il recuperabile ed iniziando un'attività agricola. Alle abitazioni era solitamente collegato un insieme di costruzioni minori come stalle, seccherecci, fienili e magazzini, un tempo indispensabili allo svolgimento di attività rurali. depauperando i valori architettonici di antiche case. Cosa fare sull’Appennino Tosco Romagnolo: visita al borgo di Tredozio. A Senarega vi è inoltre la sezione etnologica del Museo Storico dell'alta Valle Scrivia, ricavato all'interno dell'antica stalla della casa padronale in cui vi sono esposti oggetti annessi alla vita contadina e all'allevamento. Le antiche abitazioni erano solitamente costruite con scale esterne in pietra o legno con la funzione di portare ad un terrazzino o un ballatoio, sotto il quale si trovava l'ingresso della stalla, parzialmente seminterrata, disposta nel lato a valle della casa o, talvolta, di fianco. E' infatti innegabile che le valli del monte Antola dispongano di un enorme patrimonio abitativo, purtroppo spesso in abbandono, su cui puntare. L'abitato di Ferrazza s'incontra a 1111 metri su di uno sperone semipianeggiante con esposizione sud-ovest, tra Casone e Reneusi. Non è oggi difficile trovare ancora nei nuclei più isolati delle valli minori l'antica atmosfera della civiltà contadina anche se, per il massiccio esodo degli abitanti, si riscontra un preoccupante degrado sia dei singoli edifici, spesso fatiscenti, sia dell'ambiente circostante, ormai abbandonato all'avanzata della natura. Dal 1961 in poi, a seguito della triste vicenda, Reneusi fu definitivamente abbandonata (Sopralluogo 28/12/2008). In alta val Borbera e nella valle dei Campassi le case conservano ancora struttura e forme generalmente simili a quelle di tutta l'area dell'Antola, assumendo però alcune caratteristiche particolarmente interessanti e frequenti: al primo piano si incontrano frequentemente forni ricavati in piccole nicchie absidate sporgenti verso l'esterno, gli interni delle stalle hanno stupendi soffitti a volta e gli interni delle strutture abitative sono spesso decorati con pareti intonacate ed affrescate. Dai due nuclei si dipartivano a raggiera le vecchie mulattiere che collegavano il paese ai casoni, a Lavazzuoli, al monte Antola ed ai paesi di Chiappa, Senarega o ancora alla costa dei Colletti da cui si poteva scendere verso Torriglia [Meriana, Valbrevenna, cit., p. 32-33]. Fu così che molti villaggi finirono abbandonati, non più sorretti dalle secolari usanze di vita contadina, cominciarono a sgretolarsi, il silenzio nei mesi invernali ne divenne presto il padrone. APPENNINO TOSCO EMILIANO E TOSCO ROMAGNOLO. Oggi numerosi di questi villaggi, a causa di un forte spopolamento, particolarmente intenso nell'alta valle, sono totalmente o parzialmente abbandonati e l'intesa attività contadina che animava l'intera territorio è ormai venuta meno determinando un evidente degrado di boschi e fasce. Diventa così difficile mantenere intatto quell'inserimento nel paesaggio circostante che ne ha caratterizzato la struttura, e gli interventi di manutenzione più recenti, provenendo da soggetti ormai esterni al contesto agricolo rurale, sono spesso di pessimo inserimento nel tessuto urbano originario. Il portico, oltre ad una funzione pratica di riparo, assunse un significato tradizionale e simbolico, come dimostrato dalla cura con cui veniva conservato e qualora fosse andato distrutto, ricomposto nelle sue strutture elementari [T. O. Gli abitanti nel '51 erano 18 ma l'abbandono fu repentino, le fasce che circondavano l'abitato sono oggi irriconoscibili, ricoperte di rovi e sterpaglie e il degrado dell'abbandono poté essere frenato solo dai vecchi nativi del paese che continuando a trascorrervi le estati sino agli anni '90 garantendo una minima manutenzione, ormai venuta meno.

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